Il sapore autentico della Calabria rurale a due passi dal mare

Lambita dal fiume Amato e circondata da rigogliosi boschi, Miglierina è posta su una collinetta, contornata da due valloni: uno che declina verso la sponda destra del fiume Amato e l’altro che degrada verso la Piana di Lamezia.
È la location ideale per un soggiorno rilassante: un borgo fuori dal tempo, caratterizzato da una realtà paesaggistica eterogenea, armonizzata da una natura dominante e incontaminata, che permette di ammirare in tutta la sua bellezza la biodiversità mediterranea.

Il borgo gode di una posizione strategica, che la colloca tra il Mar Tirreno ad ovest ed il Mar Ionio ad est, tra il Golfo di Squillace e quello di Sant’Eufemia.
Ulivi e querce popolano la zona collinare; salendo verso la montagna castagni, faggi e un cerreto secolare rivestono Monte Portella (1.039 m).
Da qui, quando il cielo è sgombro, si apre alla vista uno scenario unico: lo sguardo spazia fino a raggiungere i contorni dello Stromboli e la sagoma delle Eolie; si distende azzurro il mare che, a perdita d’occhio, si fonde con il cielo.

Le origini

L’etimologia del nome potrebbe derivare dal latino miliun (pianta di miglio), milia (migliaia), miliarium (pietra miliare) o addirittura dal tema germanico muller (mugnaio) da cui la variante fonetica Muglierina ancora in uso.
Incerte e avvolte nella leggenda popolare le prime notizie storiche. È un dato che nel Medioevo fu Casale di Tiriolo e che nel corso dei decenni successivi ne seguì le vicende feudali fino alla costituzione in Comune autonomo avvenuto nel 1811.

Un borgo d’autore

La struttura urbanistica e geografica conferisce al paese l’aspetto di un presepe vivente: le due chiese, la piazzetta, le strade, che si snodano, gli edifici del borgo, i comignoli fumanti in inverno, il ponticello, lo avvolgono in una dimensione intatta, non scalfita dalla tecnologia e dalla modernità, in un’epoca più lontana.
La sua ubicazione, seppure isolata dal contesto caotico e trafficato della città, ma perfettamente collegata ai vicini centri di Catanzaro, capoluogo di provincia, e di Lamezia Terme, consente di poter usufruire dei servizi della città e di contemperare le opposte esigenze di tranquillità e modernità. Tanto più che in estate il ritorno costante di quanti sono emigrati, il numero di visitatori anima il paese, risvegliandolo dal torpore invernale.

ed5c5657Il ponte della Funtanella, al di sotto del quale sgorga una sorgente e la via dei Mastri Miglierinesi conducono verso la piazza, dove si erge ad est, in posizione dominante, la Chiesa madre dedicata al culto di Santa Lucia, protettrice di Miglierina dal 1736. Nella stessa piazza si affaccia Palazzo Arcuri, il cui impianto originario è stato perfettamente salvaguardato, che conserva un antico frantoio con le enormi pietre per la molitura delle olive.

 

Non molto distante è il palazzo di un’altra famiglia nobile e illustre del Paese, quella dei Granato i cui esponenti più noti hanno rivestito, in tempi lontani, ruoli significativi all’interno dello Stato e del Paese. Di fronte si distingue il palazzo appartenuto ai “Siddieri” (ricca e nobile famiglia miglierinese del passato) recentemente restaurato.

ed5c5564Nella parte bassa del paese ci si imbatte nell’altra Chiesa, dedicata al culto di Santa Maria del Principio, comunemente conosciuta come Madonna del Rosario, che risale agli inizi del ‘600. Nella parte soprastante il campanile c’è il palazzo della famiglia Torchia.
Dalla Chiesa del Rosario è possibile imboccare la strada che conduce alla zona rurale del paese.
Il rione Croce, accarezzato dal fiume Amato, è caratterizzato dai resti di antichi mulini ad acqua, risalente ai primi dell’ottocento, dove, nel passato, gli abitanti si recavano per macinare il grano, il granturco e legumi vari.
Tornando in paese si raggiunge il “Sottovia”, il vero centro, con la piazza rivestita in cotto; da qui si raggiunge il quartiere “Chianavalle”, dove c’è l’antico palazzo Torcia.
Nel quartiere “Quadarune”, che si trova più in alto rispetto agli altri, sono disposte a grappolo altre antiche costruzioni. In questo contesto accogliente si inserisce l’opera dei “Mastri Miglierinesi”, in auge tra la metà del Settecento fino ai primi del Novecento. Essi si suddividevano in tre categorie: Mastri del legno, Mastri Armieri e Mastri sted5c5480uccatori e “Babbari”. La loro abilità artigianale, ispirata principalmente a tematiche religiose, si esprimeva attraverso la realizzazione di stucchi e decorazioni nelle chiese e nei palazzi dei nobili, con la realizzazione di mobili di fine artigianato e con la scultura di statue per le quali venivano chiamati anche “babbari”. Ne sono testimonianza gli stucchi a motivi floreali e geometrici, presenti in ambedue le Chiese del paese e in alcune statue che si trovano nella Chiesa dedicata alla Madonna del Rosario.

Inerpicandosi su per la zona montagnosa della Presila si giunge al Monte Portella, dove lussureggianti querce e maestosi castagni, secolari lecci offrono refrigerio nei giorni di calura estiva; dove è possibile lasciarsi cullare dal suono dell’acqua di una sorgente, che lì scorre; dove è possibile respirarea pieni polmoni aria pura per ossigenarsi.

Visit Miglierina

_dsc2982Vivere il borgo significa anche scoprire la sua cultura enogastronomica, esaltata da piatti semplici ma genuini provenienti da una tradizione culinaria, ricca di squisite ricette che le massaie del paese si tramandano di generazione in generazione.
Olio, vino, formaggi, liquori prodotti in modo artigianale, le preparazioni tipiche offrono un’esperienza, che non si limita al cibo ma incontra la vita del borgo e la sua passione per la qualità.
Un vero e proprio tripudio di colori e sapori celebra la qualità dei suoi prodotti, della sua cucina e delle agricolture locali. Un autentico percorso per scoprire gli antichi sapori mediterranei.
Visitare Miglierina è come sentirsi a casa. E’ respirare un’atmosfera familiare e calda. Assorbire la cultura locale, lasciandosi coinvolgere dalla gente del luogo nella vita di tutti i giorni, nel rivivere insieme le tradizioni gelosamente custodite nel patrimonio storico.
Il borgo diventa una Comunità Ospitale per il diverso modo di accogliere ed ospitare il visitatore, che non sarà più un anonimo e frettoloso turista ma un “cittadino temporaneo”, immerso nella realtà locale.